In occasione di Art City White Night Flò Fiori rinnova l’appuntamento con l’Arte ospitando all’interno del nuovo punto vendita gli artisti Roberto Dapoto e Elysia Athanatos nell'ambito dell'esposizione “La Natura Contemplata”.

Le opere di Roberto Dapoto, sono opere di confine, di non-luogo, sono frammenti di un’esistenza che sfugge, ancora prima di essere compresa, in un atto di incompiuta bellezza, Dapoto osserva i luoghi, la terra, la natura che ne deriva, fragile, preziosa e precaria; ed è proprio l’atto di contemplare e osservare la natura che lo accomuna a Flò Fiori.

“ L’artista fotografa con diverse apparecchiature analogiche, dalle Polaroid alla pellicola, utilizzando lenti pinhole a foro stenopeico, quello che maggiormente lo affascina sono le immagini sfocate e in movimento, in corsa, non definite, residui di memoria mobile, eterea,  dove l’immagine si scompone come cenere o polvere".

Una volta scattate le immagini vengono stampate su supporti materici come tessuti in tela grezza  attraverso l’utilizzo di  un’antica  tecnica di stampa fotografica  chiamata stampa “ Van Dyke” per via delle tonalità brune dell’immagine finale che richiamano le cromie del famoso pittore belga.  La stampa si avvale dell’utilizzo di un’emulsione ricavata miscelando elementi fotosensibili quali Ferro Ammonio Citrato e Nitrato di Argento che viene applicata a pennello sui supporti, solarizzata e successivamente fissata attraverso diversi lavaggi. Questo permette di riportare la fotografia ad uno stato materico, pittorico, dove l’immagine inizialmente bidimensionale si sgrana, perde la propria identità per ritrovare un’altra essenza, un’altra corporatura, un’altra grammatura, un altro peso. Il peso specifico di una memoria sfuggevole, che richiede uno sforzo di messa a fuoco, un esercizio mnemonico con la parte più remota ed intima del nostro essere.

“Se un albero scrivesse l'autobiografia, non sarebbe diversa dalla storia di un popolo.” (Khalil Gibran)

Di fronte alle esili forme fantasmagoriche, siano rami di alberi, paesaggi in movimento  o farfalle, la delicatezza dello sguardo si posa come un sussurro, un battito d’ali antico, fragile ed originario.

“Perché vi sono alberi sotto i quali non posso passare senza che vasti e melodiosi pensieri non scendano su di me? | (Ritengo che pendano da quegli alberi, d'estate come d'inverno, e facciano sempre cadere frutti sul mio passaggio).” (Walt Whitman)

I supporti in tela grezza non fanno che rafforzare questo forte senso di fragilità ancestrale, di un’appartenenza perturbante a qualcosa che immediatamente sfugge, corre via, ma che ad una seconda impressione si deposita negli angoli remoti e sicuri della memoria, come quando siamo accolti al ritrovamento di antichi abiti o oggetti nelle case dei nonni da un inconfondibile senso di appartenenza inspiegabile. La polvere si prende così cura della materia, sottraendola al tempo e costituendone una parte essenziale.

“Anime”, “Vento”, “Luna ”, “Cielo”, “Dal treno”, questi alcuni dei titoli delle opere di Dapoto che già di per sé introducono ad una poetica panteista, profonda, con radici profonde legate ad un preciso sentire, ad uno specifico leggere e osservare il territorio. Melanconico e struggente il linguaggio di Dapoto, diviene uno scambio lirico tra il medium fotografico e quello pittorico, attraverso un’autentica incarnazione, posata, mai sopra i toni, lieve, capace di lasciare una traccia fisica, materica, livida.

“Il fascino, uno potrebbe dire il genio, della memoria è che è selettiva, casuale e capricciosa; essa rifiuta l’edificante cattedrale e fotografa indelebilmente il piccolo ragazzo seduto accanto, che mastica una fetta di melone nella polvere.”

(Elizabeth Bowen) " 

Testo di Federica Fiumelli.


Elysia Athanatos arrivò nel 2009 nella città di Jingdezhen. Veniva da Firenze, dove aveva studiato scultura, e procedendo a ritroso, dalla Chelsea University of Fine Arts di Londra, dove si era dedicata alle arti applicate. Nella città cinese, in cui si reca per aver vinto una residenza presso la Sanbao arte ceramica, Elysia s’innamora della porcellana, perché Jingdezhen è uno dei centri più importanti della sua lavorazione e ogni sua strada è occupata da botteghe e manifatture, e ovunque ferve curiosità e amore per questo materiale.

Qui la giovane cipriota sperimenta, azzarda, dà vita a mescolanze mai sondate prima, tra le sue dita scorrono polveri  minerali rare e preziose, si rafforza e radica la passione per le terre, che poi in Italia, nell’Istituto Ballardini, sarà ancora più decantata dalla millenaria sapienza faentina. Oggi L’Ariete arte contemporanea ospita la prima mostra monografica di Elysia Athanatos, artista che la galleria ha inserito nel parterre di L’ArieteLab, nato per fare scouting, scoprire e valorizzare nuovi talenti. Le installazioni di Elysia, composte da grandi vasi in terre refrattarie o in porcellana, lustrati all’interno con oro puro o smalti, segnano lo splendido trionfo della trasmutazione materica e della bellezza scaturita dai sortilegi della chimica. Archetipo di ciò che contiene e preserva, il vaso si ammanta di luce, il suo peso specifico quasi svanisce, alleviato dal dinamismo del pneuma che ne dilata e forza il corpo, agito da tensioni materiche e spirituali in perenne movimento e trasformazione.

Testo di Eleonora Frattarolo

 

I due artisti si contrappongono nella loro personale cifra stilistica, ma s’incontrano e si completano nel loro intento di catturare e restituire un concetto di movimento che in Roberto Dapoto si esprime attraverso le immagini, e in Elysia Athanatos attraverso le forme e la  materia.

Vi aspettiamo da Flò Fiori per la Art City White Night sabato 3 Febbraio dalle 19.30 alle 24.00!